Crux gloriosa - Croce pastorale (Ferula)

S.S. PAPA FRANCESCO
“Crux gloriosa” Croce pastorale
Città del Vaticano – Udienza privata del 3 Ottobre 2013

Fortemente voluta da S.E. il Cardinal Oscar Rodriguez Maradiaga,Presidente di Caritas Intenationalis è stata realizzata con materie prime “Etiche” (legno di kaoba,bronzo ed argento) estratte con metodologie non invasive dell’ambiente e rispettose delle comunità locali,provenienti dall’Honduras e offerte dalla società Goldlake.

Scheda tecnico-descrittiva Ferula Papa Francesco
 
La “Crux gloriosa” ideata come Ferula pontificia, vuole esprimere concettualmente la sintesi della visione e della morte di Cristo, con la Sua passione ed il Suo dolore, e della Sua risurrezione; quindi la Sua pienezza di vita e la speranza che ne nasce per tutti.
E’ la stessa sintesi che ne dà l’Evangelista Giovanni nel Quarto Evangelo.
Per usare le parole di Crispino Valenziano, “reale simbolicamente” e “simbolo realmente”; allora l’arte per la liturgia, e in particolare l’artista (in quanto “profeta e poieta”, secondo l’immagine che ne offre il Concilio Vaticano II) esprimono un ministero di “formazione” artistica della parola, all’interno di un programma pastorale che tuttavia non presenta ancora una codificazione per quel che riguarda i segni dell’azione rituale.
In questa lenta e paziente ricerca semantico-formale e spirituale ovviamente, spesso di carattere ricompositivo, si colloca l’opera.

La “Crux gloriosa” vuole testimoniare un’altra via di lettura, seppure attraverso un disegno, che rimane come schema nella tradizione: la vita che supera la morte, il corpo, sembianza ma in tutto spirito, che infrange il limite, la barriera paurosa della fine.
Nel Salmo 102 si legge “ ... rinnovi come aquila la tua giovinezza ...”; l’immagine del Cristo,che dalla croce emerge,è tensione verso la luce, liberazione di un’energia compressa; in verità l’atto del transumanare, in un momento che la tradizione vuole tragico e umanissimo, anticipa la Risurrezione, esprime il dolore umano già sconfitto, superato, riscattato.
L’ansia del distacco rende il concetto che si vuole rappresentare: la croce è già Risurrezione, come bene ci spiega Sofronio Gerosolimitano, fine liturgista bizantino, per il quale storicamente “la croce precedè la Risurrezione, e mistericamente la resurrezione è guida e quasi introduzione alla Croce”.
Emblematica in tal senso, la “Crux gloriosa” è la più recente espressione di un percorso creativo, avviatosi ormai vent’anni orsono, attraverso la realizzazione di alcune Croci astili.
E’ adesione ad un’idea di arte che non sconfessa la forma dell’antico, che cerca di rinvigorirne il segno, spesso ridotto semplicemente a memoria di morte, oggetto di pietà devozionale, ma orfano di senso esistenziale.
Nell’asta che la sostiene e che confluisce nell’impugnatura, sono rappresentati alcuni degli elementi simbolici, tradizionalmente caratteristici dell’Albero di Jesse, motivo scelto quale testimonianza della presenza storica di Gesù Cristo, nato per grazia divina ma da una donna.
Il legno di Kaoba da cui è composta, è avvolto dai motivi scolpiti in bronzo del versetto di Isaia ”Un germoglio nascerà dal tronco di Jesse” – “Un virgulto spunterà dalle sue radici” e delle sette fiammelle,i doni dello Spirito Santo.
Infine nel nodo, dal quale la Croce emerge, sono stati raffigurati, composti senza soluzione di continuità, la stella di Maria ed il fiore di Nardo.
Questi stessi simboli,sono anche presenti nello stemma del pontificato di Papa Francesco; integrati dal motivo del sole gesuita e da un cartiglio recante il motto “Miserando atque eligendo” inseriti sull’impugnatura della ferula, attribuiscono l’opera e rendono manifesta l’identità del destinatario.

E’ stata usata quale immagine di copertina e descritta nell’ultimo capitolo del volume “Tra Etica ed impresa – la persona al centro” Parabole e metafore alla luce della Caritas in veritate e della Lumen fidei,scritto dal Cardinal Oscar Rodriguez Maradiaga, in collaborazione con Giuseppe Colaiacovo e Manlio Sodi.

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